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Imprese: nascono più cooperative

06.10.2009

Sono 36 mila le imprese in più nel Paese a fine 2008. Il cuore del tessuto imprenditoriale italiano cresce ancora ma frena: soffre l'impatto della crisi e segna così "il saldo peggiore degli ultimi 6 anni". Solo le imprese aperte da immigrati rallentano il crollo delle ditte individuali. Tengono gli artigiani e aumentano società di capitali e cooperative. In calo le aziende nell'industria e nell'agricoltura; aumentano nei servizi alle imprese, nelle costruzioni e nel turismo. Mentre "é ancora contenuto l'aumento dei fallimenti", 160 in più rispetto al 2007. I dati diffusi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale su natalità e mortalità condotta da Infocamere, indicano così che lo scorso anno "il bilancio tra iscrizioni e cessazioni al registro delle imprese delle Camere di Commercio ha fatto segnare un attivo di sole 36.404 unità", con un "tasso di crescita dello 0,59%", in frenata rispetto al +0,75% del 2007. Le 410.666 nuove iscrizioni rappresentano - spiega l'indagine - "la performance meno brillante degli ultimi 5 anni". Le 374.262 imprese che hanno chiuso i battenti "il secondo peggior risultato dal 2003". "Il virus della crisi mondiale sta cominciando ad aggredire l'economia reale e l'anagrafe delle imprese ne registra i primi effetti, segno che bisogna far presto ad applicare le terapie necessarie": il tessuto imprenditoriale va sostenuto "con politiche rapide e incisive", ma anche "assicurando continuità dei flussi di credito, investendo in ammodernamento delle infrastrutture e innovazione della macchina pubblica". Il Nord-Est è fermo: frena dal +0,20% ad un impercettibile +0,06%. Mentre la crescita del numero delle imprese nel Sud e nelle Isole rallenta dal +0,46% al +0,32%, nel Nord-Ovest dal +0,99% al +0,88%, nel Centro (dove il saldo si conferma più alto) dal +1,43% al +1,18%. L'85% del maggior numero di imprese a fine 2008 è dovuto al contributo delle "sole cinque regioni" dove il tasso di crescita del numero di imprese è stato superiore alla media: Lazio (+1,69%), Calabria (+1,43%), Lombardia (+1,27%), Toscana (+0,89%) e Marche (+0,62%), che insieme hanno circa 30mila imprese in più. Sono cinque anche le Regioni che chiudono l'anno con un saldo negativo: Valle d'Aosta (-0,71%), Friuli Venezia Giulia (-0,41%), Basilicata (-0,30%), Puglia (-0,10%), Molise (-0,07%). A pesare di più, nel Paese, è il risultato negativo delle imprese individuali: 16mila in meno, dato che sarebbe stato due volte peggio, rileva UnionCamere, "senza il contributo positivo delle imprese aperte da immigrati (15 mila in più)". Tra le piccole "tengono le artigiane (+5.500), anche se proprio tra gli artigiani si registrano le perdite più rilevanti (-5 mila) del manifatturiero". Una riduzione compensata "dalle società di capitali", 49 mila in più. Le aperture di procedure fallimentari sono "cresciute al ritmo del 2,2% (in particolare commercio, costruzioni e trasporti)": 7.330 imprese hanno dovuto portare i libri in Tribunale, erano state 7.170 nel 2007.

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